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Immagine corporea, immagine interna e percezione di sè

Alzi la mano chi guardandosi allo specchio si piace… (Non ne vedo molte!)

Adesso alzi la mano chi guardandosi nelle fotografie non si piace mai… (ecco, quasi tutti!)

Vi siete mai chiesti come mai abbiamo un rapporto così difficile con la nostra immagine corporea? Da cosa possa dipendere? La risposta è molto complessa ma se rimarrete con gli occhi attaccati al monitor cercherò di essere chiara e indolore, prolissa non ve lo prometto.

La relazione con la nostra immagine corporea dipende dal tipo di rapporto che abbiamo con la nostra immagine interna, che sarebbe l’immagine che abbiamo di noi stessi indipendentemente dalla percezione reale che abbiamo del nostro corpo (spesso non ci riconosciamo allo specchio), questa immagine è il modello che utilizziamo come termine di confronto quando guardiamo le nostre foto per esempio.

Il sentimento di sé non corrisponde all’immagine che abbiamo del nostro corpo.

Sostanzialmente l’immagine che abbiamo di noi stessi dipende dall’insieme di più processi mentali, i più importanti sono: la percezione sensoriale, la percezione delle espressioni emotive e il riconoscimento nel volto altrui, l’introiezione del volto materno, il guardarsi allo specchio, il processo di familiarizzazione, l’amore per noi stessi, i modelli di riferimento.

Come potete immaginare il discorso è molto articolato e verte sui processi psicologici che a volte seguono logiche diverse da quelle che solitamente utilizziamo. Prendiamo punto per punto e vediamo di fare un po’ di chiarezza.

  • La percezione sensoriale nella creazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi

La percezione sensoriale è quel costante flusso di informazioni a noi inconscio che proviene dalle parti mobili del nostro corpo (muscoli, articolazioni, tendini) che ne adatta il tono, la postura, il movimento. La propriocezione del nostro corpo, insieme al tatto, alla vista, alle sensazioni di dolore o termiche, vengono tutte registrate e vanno a formare quella che è la nostra immagine corporea, che in psicologia è riferita al quadro mentale che noi stessi ci facciamo sul nostro corpo.

 

  • La percezione delle espressioni emotive e il riconoscimento nel volto altrui

La propriocezione del nostro volto deriva dal processo di innervazione che muove i muscoli, infatti quando siamo felici avremo un’espressione diversa da quando siamo imbronciati o tristi. Poiché il volto è l’unica parte del corpo che non possiamo guardare (se non allo specchio), noi costruiamo la nostra immagine di lui attraverso il volto degli altri, ovvero, quando proviamo un certo sentimento, imitiamo o immaginiamo di ripetere quell’espressione che abbiamo già visto sul volto di un’altra persona. Ecco che l’immagine interna dell’espressività del nostro volto è collegata alle esperienze avute con gli altri che hanno potuto farci da specchio. In sintesi introiettiamo un’immagine dell’altro che ci aiuta a codificare la nostra propriocezione sensoriale. La nostra immagine interna quindi risulta sfuocata, non delineata in maniera netta, potrebbe essere frammentata, perché il ricordo del nostro volto e delle nostre espressioni è legato esclusivamente allo specchio o ad una fotografia.

 

  • L’introiezione del volto materno nella creazione della nostra immagine interna

Qui la cosa si fa un po’ più complicata. Abbiamo detto che il volto degli altri ci aiuta a decodificare quello che noi fisicamente ed emotivamente percepiamo. Se ci pensate bene, il primo volto che vediamo e con il quale abbiamo più a che fare nei nostri primi momenti di crescita, è quello di nostra madre (volenti o nolenti). Il neonato guardando il volto della madre è come se vedesse se stesso, a cominciare dal suo stato d’animo perché una mamma responsiva, rimanda ciò che il bambino le dà.  Egli trova una corrispondenza tra ciò che sente e ciò che vede, si sente accettato, riconosciuto, soddisfatto nei suoi bisogni. Quando la madre non è responsiva, il bambino non sente di ricevere ciò che dà, non ha più un riscontro con il suo stato d’animo. Questo volto materno viene introiettato ed utilizzato per la costruzione della propria immagine intera, quando lo sguardo materno non è stato responsivo, il bambino avrà problemi nel guardarsi allo specchio, avrà difficoltà a relazionarsi con la propria immagine e con il proprio volto, perché non è stato accettato e riconosciuto, ma avrà problemi anche con il volto degli altri perché verranno visti come qualcosa di ambiguo, da studiare, di cui avere timore.  Questa situazione primaria è molto importante per la costruzione della propria immagine interna: chi ha avuto un rapporto responsivo con la madre, avrà un buon rapporto con gli specchi, con la propria immagine e con il volto degli altri.

 

  • Il guardarsi allo specchio nella creazione della nostra immagine corporea

Quindi, se il volto della mamma è fondamentale per il riconoscimento dei nostri stati d’animo, lo specchio diventa importante per il riconoscimento del nostro corpo. Il bambino tra i 6 e i 18 mesi guardandosi allo specchio passa da uno stadio in cui non si riconosce e gioca con l’immagine come fosse qualcun altro, allo stadio in cui riconosce se stesso e si identifica con quella immagine. Momento importante poiché il corpo che fino a quel momento è stato vissuto in maniera frammentaria, trova così una unicità attraverso la proiezione in quella immagine.

Potrebbe sembrare che ci giochiamo la costruzione della nostra immagine interna quasi tutta nei primi anni di vita, ma diventa delicata anche la fase adolescenziale, momento in cui la costruzione della nostra immagine interna può essere influenzata dal desiderio di assomigliare ad un modello preso come riferimento: quanti di noi si vestivano o si comportavano come il cantante o l’attrice più in voga del momento? Tanti. Il rischio però è quello di costruire un’identità falsa, perché nel momento in cui più ci sentiamo assomigliare al nostro modello, più ci percepiamo forti, attraenti, popolari. Peccato che sia una falsa illusione, alla fine della fiera, noi non possiamo essere loro.

Se siete ancora qui nonostante il compendio di psicologia  dello sviluppo che vi è arrivato tra capo e collo, avrete capito che l’immagine che abbiamo di noi stessi, non è solamente ciò che vediamo allo specchio.

Aggiungeteci anche il processo di familiarizzazione che fa parte dell’economia energetica del nostro corpo grazie al quale tutte le mattine quando ci guardiamo allo specchio, ci “riconosciamo” ( a volte no, dipende dalla serata che hai trascorso), non è come se ci guardassimo sempre per la prima volta, sarebbe un trauma. A prescindere dal rapporto che avete con la vostra immagine, per il nostro cervello è rassicurante vedere tutti i giorni la stessa faccia nello specchio, se poi provate un senso di amore profondo per voi stessi, diventa anche piacevole.

Se tra i sopravvissuti ci fosse qualcuno che ha voglia di condividere le proprie riflessioni e la propria esperienza sulla creazione dellimmagine che abbiamo di noi stessi, sarei molto felice di poter rispondere ai suoi commenti.

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